6 situazioni spiacevoli che uccidono la creatività.

Le situazioni peggiori che un creativo si trova a dover affrontare sono quelle in cui la vena e di conseguenza la produttività vengono meno, perché messe a dura prova da eventi esterni che turbano il nostro equilibrio psico-fisico. Quando siamo sotto pressione tendiamo a essere negativi. I nostri processi mentali ci portano a divagare col pensiero mentre dovremmo il più possibile cercare di essere liberi da preoccupazioni e distrazioni. Purtroppo, volenti o nolenti, siamo soggetti ad attacchi esterni che minano la nostra tranquillità. Attacchi che non vengono solo dal lavoro ma anche dalle preoccupazioni della vita privata che non sempre si riescono ad arginare e tenere fuori dall’ufficio. Qui però mi soffermerò su alcune tipiche situazioni in cui ci si può trovare lavorando sotto pressione. Come spesso accade.

1. Multi-tasking.
A volte si sentono liberi professionisti affermare (e vantarsi) che l’unico modo per riuscire a fare tutto sia lavorare in multi-task. Quello che molti non sanno è che il multi-tasking, a meno che non siate un computer, è il modo più inefficiente di lavorare. Anzi, da ex informatico non pentito posso dirvi che anche il computer, che apparentemente fa più cose contemporaneamente, in realtà fa una cosa alla volta ma è talmente veloce che non ce ne accorgiamo. Ha un sistema operativo — la dico brutta per semplificare — che dice alla CPU quando dedicarsi a un processo e quando a un altro attribuendo delle priorità (flag). Quello che dovremmo fare anche noi. Il multitasking uccide la creatività. Fa calare la concentrazione, genera ansia, non di rado anche mal di testa, perché costringe il cervello a saltare continuamente da un compito all’altro — magari da uno creativo a uno razionale — producendo uno sforzo cognitivo continuo che alla lunga paghiamo. Fa produrre un lavoro di livello inferiore agli standard che si otterrebbero concentrando le proprie energie su un solo progetto. Al computer alla peggio si surriscalda un po’ il processore. Esaurire un compito dopo l’altro è meglio che saltare da uno all’altro. Non è facendo più cose contemporaneamente che si risparmia tempo. Tutt’altro. È il modo migliore per non farne bene neanche una.

2. Doctor Jeckyll e Mr Hyde.
È quasi un equivalente psicologico di multi-tasking. Molti creativi, soprattutto i freelance per ovvi motivi di solitudine, hanno l’abitudine  di eseguire contemporaneamente due fasi del processo creativo: la creatività e la critica. Il problema è che la creazione e la valutazione sono due aspetti completamente distinti, hanno approcci completamente diversi e anche modalità e tempi diversi. Svolgere entrambi i compiti abbassa la qualità del prodotto e allunga i tempi.
La soluzione è semplice. Apparentemente. È necessario mettere a tacere la voce critica concentrandosi sulla creatività. Lasciate che il lato creativo prenda il sopravvento e faccia ciò che vuole. Successivamente, dopo aver dato tempo alla mente di cambiare marcia e aver lasciato in decantazione il progetto ci si può concentrare sul lato più razionale.

3. Ambiente che distrae.
Lavorare in un ambiente ideale è il sogno di tutti ma non sempre è possibile, per motivi economici, logistici o di altra natura. Lavorare in casa, magari con i figli che ronzano intorno, in un quartiere o un condominio rumoroso non è l’ideale per concentrarsi ed essere creativi. Un ambiente di lavoro che non sia l’ufficio di per sé è distraente. Certe fonti esterne di distrazione sono difficili da controllare. Dove non è possibile bisogna cercare di convivere con l’ambiente esterno, abituandosi all’idea che concentrarsi è difficile e cercando di trovare soluzioni. Io ad esempio mi isolo ascoltando musica.

Concept of stress with businessman sleeping on a laptop

4. Situazione economica instabile.
La preoccupazione per i soldi e per il futuro che a loro è strettamente legato non è un problema. È il problema. L’instabilità e l’incertezza economica possono influire negativamente sulla capacità di essere creativamente prolifici. Un freelance convive con questo aspetto mal volentieri. Purtroppo non ci sono soluzioni, o comunque la soluzione passa per lavorare di più, fare qualche sacrificio eliminando spese inutili o rimandabili, e soprattutto sperare di avere sempre lavoro e clienti che paghino. Il tempo purtroppo è quello che è.

5. Presto che è tardi!
Se Alice nel paese delle meraviglie lo scrivessero oggi probabilmente il bianconiglio non direbbe più “Presto che è tardi” ma “È urgentissimo!”. Battute a parte, la pressione per le scadenze imminenti può essere un fattore motivante. Sotto pressione abbiamo la possibilità di testare le nostre effettive potenzialità. Molte persone e molte agenzie vivono costantemente con la pressione addosso e sembra che non possano farne a meno. Se non c’è ansia la generano. La pressione può essere positiva o negativa, dipende dalle persone e dalle situazioni. Nel primo caso si diventa più produttivi e si osa. Nel secondo si rischia il blocco. In ogni caso quando le scadenze si accumulano e non c’è nulla di umanamente possibile nel tempo che vi separa dalla consegna del lavoro, anche con la scarica di adrenalina il panico rischia di avere il sopravvento facendo perdere lucidità. Il consiglio più comune è, ovviamente, pianificare meglio. A volte però anche una pianificazione dei lavori può portare a non riuscire a rispettare tutte le consegne. Nel caso, è giusto contattare il cliente facendo appello al buon senso. Alla peggio si perde il cliente, ma nella maggior parte dei casi, a meno di grossi svarioni, si può tranquillamente recuperare.

6. Paura di sbagliare.
Il più spietato dei killer della creatività è la paura del fallimento. L’insicurezza. La paura di non essere all’altezza del progetto che ci è stato commissionato. Può sembrare bizzarro ma è la paura di fare un lavoro mediocre che ci fa fare un lavoro mediocre. O peggio. All’inizio della mia carriera mi è capitato di accettare  un lavoro piuttosto impegnativo che ritenevo al di sopra delle mie capacità. Dopo aver preso il brief, tornato a casa mi è venuta l’ansia da prestazione e ho rinunciato accampando una scusa. Solo dopo qualche anno e qualche cazzata ho capito che i progetti che provocano queste paure sono quelli che offrono le maggiori opportunità di crescita, consentendo di migliorare le proprie capacità e acquisire fiducia in sé stessi, spostare in alto l’asticella. Si salterà qualche pasto, si farà qualche notte in piedi, si ricorrerà all’aiuto di professionalità esterne, ma alla fine se ne uscirà più forti e sicuri di sé.

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