Le figure retoriche in pubblicità: l’iperbole.

È forse la figura retorica più utilizzata in comunicazione nonché una delle mie preferite. L’iperbole, dal greco «eccesso», consiste nell’esagerare la descrizione della realtà tramite espressioni che l’amplifichino o la riducano. Di solito si usa per enfatizzare quello che è il benefit principale del prodotto, portandolo all’eccesso. Lo si fa in chiave comica o ironica e l’amplificazione della realtà non ha un intento ingannevole, al contrario di ciò che avviene con certi titoli iperbolici dei giornali.
Per il principio che un’immagine vale più di mille parole, un’iperbole applicata ad un visual pubblicitario risulta emotivamente molto più impattante delle parole. La trasfigurazione della realtà, al punto da creare una situazione paradossale crea quel corto circuito mentale che in teoria favorisce il ricordo dell’annuncio pubblicitario e del prodotto associato ad esso. Le campagne che sfruttano questo meccanismo generalmente sono prive di copy, perché la situazione surreale descritta dal visual dice già tutto. Anzi, aggiungere il testo rende inutile il gioco poiché lo banalizza diminuendo l’impatto emotivo.

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