Lo Stato italiano non sa comunicare.

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Lo Stato italiano non sa comunicare.

L’Italia ha una tradizione ”pubblicitaria” che risale al periodo fascista e alle campagne di propaganda in tempo di guerra. Ma lo Stato ha “riscoperto” la pubblicità solo a metà degli anni Ottanta, con la diffusione della cultura della comunicazione.

Oggi la pubblicità sembra sì occupare un posto centrale, ma non determinante nella spesa pubblica, tanto che le campagne pubblicitarie della pubblica amministrazione sono di una banalità disarmante. A volte rasentano il patetico. Per anni i nostri colleghi esteri ci hanno definito come “fantastici nel produrre in maniera qualitativamente impeccabile il nulla”, e questo non solo nelle campagne sociali. Ma la colpa non è sempre dei creativi e delle agenzie di comunicazione. Quasi mai. La colpa è del male incurabile della burocrazia, di quel modo approssimativo tutto nostro di fare le cose, non a caso detto “all’italiana”. Un metodo di approccio al lavoro ormai radicato e difficile, se non impossibile da cambiare. Un sistema chiuso, che vive in una logica autoreferenziale, che si autoalimenta della propria inerzia (non di rado ignoranza), e che per conservarsi nelle proprie prerogative, stabilisce regole e cattive usanze, rigide e inamovibili. Qualche esempio?
Normative macchinose e lacunose amplificate da una burocrazia pachidermica;
Mancanza di figure professionali interne agli enti (non solo esperti di marketing e comunicazione) che abbiano una “vision” e una capacità di sviluppare progetti confrontandosi con nuovi strumenti di comunicazione più diretti, “democratici” ed interattivi;
Mancanza di progetti articolati su più mezzi (che non sia la solita stampa o affissione), sostenuti da un’effettiva analisi dei bisogni e degli obiettivi e da un’idea creativa forte che faccia da traino;
Ragioni della politica che si sovrappongono a quelle della collettività, orientate più alla tutela del consenso elettorale che alla funzione dei messaggi di pubblica utilità, che si traducono in azioni di comunicazione che non prendono una posizione precisa, perciò inefficaci e incapaci di modificare gli atteggiamenti del pubblico.

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