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Quando Paolo Conte e Vito Pallavicini scrissero la celebre canzone “Azzurro”, portata al successo da Adriano Celentano, la critica non la accolse positivamente. Ma a dispetto dei giudizi negativi diventò un successo nazionale. Il motivo è orecchiabilissimo, solare facile da ricordare, mette allegria. Italo ha deciso di adottarla come testimonial musicale per l’ultima campagna, on air da qualche giorno. Il claim è liberamente tratto dal testo della canzone: “il treno dei desideri”. Lo spot, in versione 15 e 30 secondi con vari soggetti, vuole evidenziare che Italo è un treno capace di adattarsi alle esigenze di tutti, riuscendo a soddisfare le richieste di ogni tipologia di viaggiatore.
Uno spot corale e coinvolgente in cui i protagonisti sono i viaggiatori. I 4 episodi infatti sono dedicati ad altrettante tipologie di clienti, uniti tutti dal “desiderio” di raggiungere una meta: la famiglia che viaggia verso il papà, il fidanzato che vuole abbracciare la fidanzata, il businessman che insegue i suoi affari e “gli italiani” tutti che insieme viaggiano verso i loro sogni. E lungo il viaggio la famosa canzone viene intonata da tutti viaggiatori, a partire dal capotreno che la diffonde in tutto il convoglio, in un clima divertente e dall’entusiasmo contagioso, a testimoniare un’esperienza di viaggio appagante. Analizzando lo spot di Italo e quello di Trenitalia, nonostante si rivolgano a target pressoché similari, hanno due stili narrativi e “tone e of voice” differenti. Il filo conduttore dello spot Italo è la soddisfazione del cliente, una promessa forte e ben evidenziata. Un treno pieno dove regna il buonumore. Un mood che si contrappone al clima serioso e un po’ malinconico dello spot di Trenitalia, che ricorda più il trailer di un film horror, in cui il protagonista non è il passeggero ma il treno, che sarà pure all’avanguardia (e dallo spot non si evince) ma che è vuoto e asettico, con un bambino che si aggira spaesato (più spaventato che emozionato) per i vagoni deserti. Anche le tecniche di comunicazione sono differenti. È il classico caso in cui uno dice “stai con me perché sono figo” (spot autoreferenziale di Trenitalia) e l’altro che dice “Stai con me perché ti rendo felice” (lo spot Italo che mette al centro il viaggiatore). Da parte mia, e non sono l’unico a dirlo, vince di gran lunga il secondo. (fonte)

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3 commenti

Emilio · 8 Ottobre 2015 alle 15:20

Grazie, non lo avevo notato.

Carlo · 13 Dicembre 2015 alle 09:38

La pubblicità di Italo la trovo di una banalità assurda, infantile, fastidiosa…
Trasmette tristezza, malinconia, noia… costruita su una canzone in sottofondo che ha fatto il suo tempo e che non entusiasma più nessumo…è vecchia e sorpassata.
Sembra uno spot fatto al risparmio da una giovane e ambiziosa azienda che invece dovrebbe trasmettere originalità, innovazione, modernità…
Ma quanto è costato a Italo l’ideatore di questa pagliacciata???
Andatevi a visionare lo spot della Turkish Airlines https://www.facebook.com/sanalhavacilik34/videos/228199974044986/ per capire come vengono realizzati gli spot che trasmettono al visitatore e al futuro possibile utente un messaggio che rimane indelebile nella mente e nel cuore…

    antonio_filigno · 19 Dicembre 2015 alle 22:53

    Ciao Carlo, rispetto molto il tuo parere pur non condividendolo completamente. Quanto allo spot della Turkish Airlines è molto bello e suggestivo, l’ho guardato talmente tante volte che sono quasi riuscito a capire cosa dicono i bambini. Quel video è tanto bello quanto inadatto al target italiano che non è ricettivo su quel genere di comunicazione. Io come addetto ai lavori l’ho trovato stupendo sotto tutti i punti di vista. Ma io lo vedo con gli occhi (e il cuore) di un creativo. :-)

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