Cianografiche? Roba vecchia, roba fuori moda.

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Cianografiche? Roba vecchia, roba fuori moda.

Una volta la cianografica era un metodo per la prova di stampa a grandezza naturale realizzato su carta fotosensibile a base di sali di ferro (ferrocianuro potassico). Non serviva per riscontrare le cromie (per quelle c’erano i cromalin)  perché la bassa qualità finale non permetteva di valutare il colore o la qualità di stampa del prodotto finito, serviva esclusivamente per validare il layout di stampa: posizionamento e correttezza di testi e immagini. Soprattutto, doveva avere un basso costo di produzione perché una volta esaurita la funzione di riscontro veniva buttata. 
Oggi, grazie al Digital Blue Line (o Signature Booklet) un flusso di lavoro può “deimporre” una segnatura di stampa, rispettando la sequenza pagine usata nel template di caduta macchina, inviando poi il lavoro a quartini su una stampante digitale A3+ in fronte e retro. Questa operazione produce, in uscita alla stampante digitale, dei quartini già accoppiati in bianca e volta, nella giusta sequenza di stampa. Ciò significa non dover più accoppiare, piegare e ritagliare manualmente il foglio macchina, riducendo drasticamente i tempi e i costi necessari alla creazione della bozza di stampa. Nonostante ciò le stampe di prova sono in costante diminuzione. Il motivo è molto semplice: il mercato.
Oggi i tempi di produzione di un lavoro sfiorano l’assurdo. Quando un cliente consegna un brief all’agenzia generalmente è già in ritardo a causa delle dinamiche confuse del marketing interno. Spesso poi, il brief è corretto in corsa ma la time line per la consegna non viene modificata. Arrivano correzioni in ritardo e revisioni quando l’esecutivo è già pronto, se non addirittura dallo stampatore, che essendo l’ultimo anello della filiera produttiva deve recuperare il ritardo di tutti, andando in macchina negli orari più assurdi con tutti i rischi che si corrono stampando un lavoro in fretta. Perché il cliente, che non ha la minima idea di cosa sia un avviamento macchina e un processo di stampa, è convinto che stampare in tipografia sia come stampare dalla propria stampante a getto d’inchiostro. La fretta, come si sa, fa i figli ciechi, e la prova di stampa dovrebbe essere la garanzia per evitare che, in tutto questo delirio produttivo, il lavoro esca sbagliato. Invece viene completamente ignorata dal cliente “perché non c’è tempo”. Non si ha più il tempo di fare le cianografiche, né tantomeno si ha il tempo di riscontrarle. Oggi la tendenza è trovare gli errori sullo stampato finito. E benché la produzione della cianografica comporti oggi poco lavoro in prestampa, il cliente non la chiede, e se lo stampatore gliela sottopone la guarda con estrema superficialità quasi fosse un fastidio doversi assumere la responsabilità di ciò che si manda in stampa, ignorando che, solo per risparmiare un paio d’ore e poche decine di Euro, corre il rischio di avere un lavoro sbagliato che comporterà più tempo e più soldi del previsto per ristamparlo corretto.
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