Leggende metropolitane che aleggiano sulla professione del graphic designer. (Reprise)

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Leggende metropolitane che aleggiano sulla professione del graphic designer. (Reprise)

Ne avevo già parlato in un vecchio post. Ci sono dei luoghi comuni che ruotano intorno alla professione del progettista grafico che sarebbe opportuno sfatare. Leggende di cui non si conosce la reale origine, ma che col tempo si alimentano fino a diventare stereotipi.

I graphic designer leggono nel pensiero.
Accade spesso che un cliente non sappia cosa vuole. Almeno fino alla prima presentazione, in cui ti dirà che ciò che hai prodotto non era quello che voleva. Nella migliore delle ipotesi non sa come spiegarti quello che vuole. Forse da parte nostra dovrebbe esserci un’attenzione maggiore nel chiedere informazioni, ma è pur vero che non possiamo chiedere tutto. Tantomeno possiamo produrre loghi o campagne a oltranza fino a quando il cliente “vede la luce”. Produrre un lavoro perfetto al primo layout, azzeccando il pensiero nascosto nella mente del cliente, è praticamente impossibile.

Il cliente dà libertà di progettazione al designer.
Sono casi rarissimi. La maggior parte delle volte il cliente ha la convinzione che il nostro sia un mestiere che tutti possono fare, oltre alle sue personali convinzioni in materia di grafica. D’altronde, un lavoro visto attraverso un computer non dà l’idea della difficoltà, tantomeno se ne riconosce il valore. In fondo tutti ne possiedono uno, con qualche programma di grafica e fotografia installato. Questo fa dei clienti i migliori dei grafici. Penseranno di poter fare il nostro lavoro arrivando a discutere dettagli che non dovrebbero riguardarli, dal momento che non sono professionisti della grafica. Quindi, poco importa se si sarà cercato l’equilibrio grafico, se si sarà scelto un font con criterio, se il cliente decide che vuole una merda alla fine bisognerà accontentarlo. Per almeno tre motivi:
– è lui che ti paga (anche se ciò non gli dà il diritto di mortificarti)
– non avrà mai né l’intelligenza né la cultura per capire che ciò che vuole è una merda;
– devi finire di pagare il mutuo.

È un mestiere che tutti possono fare.
Colpa della massificazione. Come ho già detto, oggi tutti hanno un computer e i programmini di grafica, che una volta erano accessibili a pochi eletti, oggi sono reperibili abbastanza facilmente. È un attimo diventare grafici. Molta gente è convinta che saper togliere l’effetto occhi rossi dalle foto delle vacanze, o saper convertire un’immagine in scala di grigi, sia sufficiente per definirsi grafico. E le persone si lasciano sopraffare dalla convinzione di poterlo fare, pensando di poter fare un sito internet, un flyer o una brochure ogni tanto, così per arrotondare. Tanto non è un lavoro, è una cosa che si fa per hobby, come il modellismo.

Il graphic designer è anche un informatico.
Sarà per il fatto che passiamo molte ore davanti a un computer? Non so da dove derivi questa comune convinzione. Come se il fatto di suonare il basso facesse di me anche un liutaio. By the way, c’è gente convinta che i designer possano anche progettare e gestire reti, assemblare computer, sviluppare software. A volte mi sento chiedere: «Tu che usi il computer, ho un problema…». La grafica e l’information technology sono due cose distinte.

C’è un tasto o un plug-in che risolve velocemente tutte le situazioni.
A volte capita che i clienti, a causa della loro ignoranza in materia di computer grafica, chiedano «Non c’è un modo più semplice?», «Ho una foto ma è sfocata, possiamo renderla nitida?», oppure «Quest’immagine è in bianco e nero, possiamo trasformarla a colori?». Negli anni ho sentito richieste che voi umani non potete neanche immaginare. Soprattutto, la gente non capisce che per quanto si possa essere veloci, un computer (e la persona che lo usa) ha un suo limite tecnico oltre il quale non riesce ad andare. Un design ben fatto richiede tempo, duro lavoro e concentrazione. Sì, ci sono filtri di base che possono dare un look apparentemente accattivante a una foto, ma se si vuole un risultato professionale c’è molto da fare manualmente, senza l’ausilio dei plug-in. Se si vede un lavoro strabiliante non ci sono segreti o filtri magici, solo duro lavoro.

Disegnare col mouse è più facile che disegnare con le matite.
Partiamo da un presupposto: bisogna saper disegnare. Spesso gli aspiranti grafici smanettoni commettono l’errore di pensare che il computer renda tutto più facile. In parte è vero, però se uno non sa tenere una matita in mano e non ha educato l’occhio e la mente all’arte e al gusto estetico, utilizzare il mouse (che tra parentesi sta per essere mandato in pensione dalle penne grafiche) non gli faciliterà il lavoro. Tantomeno renderà il risultato più bello.

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