Questione di carattere: il Baskerville.

John Baskerville nasce nel 1706 nella campagna del Worcestershire. È stato stampatore, disegnatore, calligrafo (nonostante fosse analfabeta) e fonditore. A lui si deve il merito di aver dato grande impulso all’arte tipografica grazie alla sperimentazione su tipi di carte, rilegature e tecniche di stampa innovative. Non a caso è considerato l’inventore dell’editoria moderna.
Il carattere che porta il suo nome, disegnato a metà del ‘700, appartiene alla famiglia di caratteri graziati (o serif) definiti da Aldo Novarese “Transizionali” ovvero di transizione tra i “Veneziani” a cui appartengono il Garamond e il Caslon, e i “Bodoniani” dove troviamo il Bodoni e il Didot. Derivano dal tardo Barocco, hanno grazie orizzontali sottili che terminano con un’asta la cui base ha un andamento lineare.

Baskerville era un perfezionista. Era convinto che i caratteri, la carta, l’inchiostro e la stampa fossero elementi indissolubilmente legati tra loro. In virtù di ciò cercò l’eccellenza in ognuno di questi elementi, migliorando la tecnica di preparazione degli inchiostri e inventando la carta patinata.
Quando progettò il suo carattere l’intento era di rendere più “gentili” i tratti rispetto ai caratteri disegnati precedentemente da William Caslon. Purtroppo il suo carattere e tutti quelli del periodo “transizionale” inizialmente non vennero apprezzati, in particolare il suo venne giudicato troppo austero dai suoi contemporanei e venne rivalutato solo in seguito.
Infatti il Baskerville (carattere) ottenne un rilancio solo agli inizi del ‘900, grazie alla Harvard University Press, per mano dello stampatore Bruce Rogers che lo utilizzò e lo rese famoso dopo averlo scoperto in una libreria di Cambridge. Negli anni ’50 spopolò nella pubblicità per il suo mood che trasmetteva rigore e austerità molto british.

I segni particolari di questo carattere molto leggibile sono sono senz’altro il braccio sporgente della E maiuscola, la Q maiuscola, con quella coda svolazzante che si estende oltre la larghezza del glifo, e la g minuscola con l’occhiello inferiore aperto, caratteristiche che richiamano in un certo modo la scrittura calligrafica. Date le proporzioni generose è un carattere che ama gli spazi ampi. Le forme nitide a medio/alto contrasto lo rendono adatto anche al packaging ma, grazie alla sua eleganza, il carattere dà il meglio di sé nelle pubblicazioni accademiche e nei testi lunghi.

 

Nel tempo il Baskerville ha beneficiato di piccoli aggiustamenti e migliorie e la versione ITC New Baskerville (acquistabile qui) credo sia la migliore sul mercato, anche per quantità di glifi.

I 2579 punzoni originali del carattere Baskerville, con i quali vennero stampate le opere complete di Voltaire, sono oggi proprietà della Cambridge University. (Fonte: Il Tipografo Mestiere d’Arte – Castellaci & Sanvitale – Ed. il Saggiatore)

 

Fonte

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