Sei ancora un buon designer?

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Sei ancora un buon designer?

È una domanda che ogni tanto mi pongo. Certo, probabilmente la maggior parte di noi (me compreso) risponderebbe di sì, se non altro in virtù del nostro essere permalosi. In realtà sarebbe utile ogni tanto, tra un insulto e una maledizione mandata a clienti e fornitori, fare un po’ di autocritica e capire dove si è arrivati, dove si può ancora arrivare e dove sarebbe utile migliorarsi. Mettiamola così: diamo per assodato che siamo non dei buoni ma degli ottimi designer. Poniamoci allora una domanda più precisa: sono un designer al passo con i tempi? Molti designer sono bravi progettisti ma peccano in innovazione nello stile e nel gusto, per retaggi culturali, per pigrizia, o per paura di cambiare e abbandonare uno stile lineare e pratico ma dal risultato sicuro. Per carità, non bisogna essere per forza “modaioli”, spesso i lavori che seguono un trend del momento sono quelli che invecchiano prima. È altrettanto vero che a volte alcuni lavori impongono una scelta stilistica “fresh”. Anyway, non bisognerebbe mai perdere di vista le evoluzioni della grafica e della comunicazione, per non correre il rischio di diventare obsoleti. Non è difficile. Basta prendere degli accorgimenti. Vediamo qualche consiglio.

Curiosare.
Non c’è niente da fare, nel nostro lavoro la curiosità è importante quanto la vena creativa. Non bisogna mai smettere di leggere, guardare, sperimentare, attaccarsi a internet e studiare i siti di progettazione grafica con showcase e i portfolio dei nostri colleghi. Magari quelli stranieri, in genere più avanti rispetto a noi. Bisogna drogarsi di grafica.

Seguire i tutorial.
Che siano le care vecchie riviste o internet, se ne trovano di tutti i tipi, per tutti i programmi. Dal tutorial scritto step by step al video didattico, è possibile accrescere il proprio bagaglio tecnico e stilistico mettendo in pratica lezioni che fanno esercitare su tutto. Si apprendono trucchi, tecniche, scorciatoie, tutte cose che possono migliorarci, non solo nel gusto ma anche nelle prestazioni. Magari scoprite come fare in 5 minuti una cosa che fino a quel momento ve ne richiedeva 30. E oggigiorno non è cosa da poco.

Lasciarsi contaminare dall’ambiente.
Nuovi stimoli possono arrivare da qualsiasi cosa, anche durante una “gita ignorante” (cito un’amica) in un centro commerciale. Basta aprirsi e saperli cogliere. A volte si è talmente assorbiti da un pensiero che si ignorano gli stimoli provenienti dall’esterno. Fermiamoci un attimo. Se la risposta ai problemi non è davanti ai tuoi occhi, cercala intorno ai problemi.

Studiare i colleghi (e all’occorrenza copiarli!).
Scherzi a parte, vedere i portfolio di altri designer ed esaminare i lavori fatti può aiutare a capire i trend che hanno seguito o le tecniche utilizzate. Condividere con loro i propri lavori e le proprie esperienze può essere d’aiuto per un percorso di crescita professionale.

Riguardarsi i vecchi lavori
Ogni tanto guardare al passato fa bene. Tornare a guardare e giudicare i lavori fatti anni prima, aiuta a capire i propri progressi, eventuali ingenuità commesse e ci permette di capire come ci siamo evoluti nell’approccio al lavoro e come è cambiato il nostro gusto estetico. Scoprirete che molte cose, a distanza di tempo, le avreste fatte in maniera diversa o non le avreste proprio fatte!
Se a distanza di tempo vi piacciono ancora i lavori che avete fatto, i casi sono due:
– sono fatti bene ed erano “avanti” tanto da resistere al passare del tempo
– il vostro gusto non si è evoluto
Nel secondo caso, fossi in voi, mi preoccuperei.

Partecipare ai contest
Non ho mai visto di buon occhio i siti di grafica e adv “user generated”. In mancanza d’altro, partecipare ai contest on line dà la possibilità di mettersi in mostra, cimentandosi su progetti veri con un investimento di risorse minimo. Magari si rischia pure di vincere qualcosa. Il vantaggio è la competizione, la possibilità di condividere lavori e idee e, quindi, di confrontarsi. Lo svantaggio è che spesso su queste piattaforme si iscrivono anche i profani della grafica, che però pontificano tanto quanto i professionisti.

Correre qualche rischio. 
È il prezzo da pagare se vogliamo migliorarci. Applicare degli standard realizzativi collaudati semplifica la vita ma rischia di diventare una pratica ripetitiva che impigrisce mentalmente inibendo la creatività. Bisogna rompere gli schemi e abbandonare la routine (questo consiglio non vale in caso di utilizzo dell’Helvetica). I clienti, in questo, purtroppo non sono d’aiuto, perché spesso sono refrattari al cambiamento. Se vogliamo evolvere in meglio il nostro modo di lavorare e di produrre idee dobbiamo prendere qualche rischio.
In conclusione, questi sono solo dei semplici consigli che seguo per testare periodicamente lo status della mia professionalità. Non è la verità assoluta. Ogni designer ha un proprio percorso, fatto di esperienze che determinano lo stile, con cui cerca di produrre il meglio che può. La mente è come un hard disk nel quale vengono immagazzinate idee, spunti, concetti che si affinano col passare del tempo. Basta saperli richiamare e sfruttare al momento giusto.
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